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Quando Grosso calciava il rigore del trionfo di Berlino contro la Francia dovevano ancora nascere o gattonavano ancora. Oggi qualcuno è in rampa di lancio, qualcuno cerca minuti, qualcun altro è protagonista sul mercato...

Nove luglio 2006, vent’anni fa. Il cucchiaio di Zidane, l’incornata di Materazzi, la testata di Zizou, il rigore di Grosso, campioni del mondo! E poi: Cannavaro che la alza al cielo, l’Italia che scende in piazza, ‘po po po’ che ci fa ballare. “Una squadra fortissimi”, quella di Marcello Lippi: copyright Checco Zalone. Se vi sembra l’altro ieri, sappiate che c’è una truppa di giovanotti, figli del rigore Mondiale di Grosso, che mentre Fabio la metteva sotto l’incrocio spiazzando Barthez doveva ancora nascere, o al massimo approcciava le prime gattonate sul tappeto. Della folta truppa ne abbiamo scelti dodici, come una squadra di calcio (undici più riserva) o come gli anni dall’ultimo Mondiale dell’Italia, fate voi. La speranza? Ritrovarli protagonisti nel 2030. La copertina è per Simone Pafundi, fantasista “con il piedino di Maradona”. Il prossimo sedici novembre saranno passati quattro anni dall’esordio da record in Nazionale, il che porta a un paio di riflessioni: perché non ci è più tornato? Cosa non ha funzionato? Troppi prestiti? Qualche infortunio di troppo? È ancora in tempo per esplodere o il treno buono è ormai passato? Via al dibattito. Angolo buone notizie. La prima: il nome Pafundi gira da anni, quindi a torto si potrebbe pensare sia ormai un eterno incompiuto ma alt, perché ha ancora vent’anni e tutto il tempo per sfondare. La seconda: l’Udinese lo valuterà in ritiro e poi deciderà se tenerlo o girarlo ancora in prestito, però gli ultimi due sono andati così così (Losanna e Samp) dunque chissà che non possa avere una chance con Runjaic. La terza: checché se ne dica, il piedino è ancora quello lì e dai, ci accontenteremmo anche di un centesimo del Pibe de Oro, no? Domanda di tendenza degli ultimi sei mesi: come sta Giovanni Leoni? A gennaio aveva rassicurato tutti attraverso Sportweek: “A me stesso dico: sarà successo per diventare più forte. Dopo l’infortunio penso ad allenare la mente”. Per chi vive su Marte, Giovanni The Italian Stallion (“È un bel ragazzo, come la maggior parte degli italiani”, aveva detto Arne Slot) giusto un anno fa spingeva il Liverpool a versare ben 35 milioni nelle casse del Parma, ma dopo un mesetto di ambientamento in Inghilterra ecco il patatrac: crociato rotto all’esordio contro il Southampton e stagione finita. Un anno ‘buttato’, volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto. Però Giovanni è un inguaribile ottimista: “Me lo sento, la vita ha ancora tanto da darmi”, ha detto a Sportweek. Capito il tipo? Essere comprati dalla Juventus nelle stesse ore in cui Dusan Vlahovic, mister 75 milioni - più lo stipendio... faraonico - dice bye bye a Torino: sì, esistono primi giorni un filo più semplici da gestire. Ma che Jeff Ekhator abbia le spalle larghe non è certo una novità. Chiaro, non sarà il solo arrivo in avanti e infatti la Juve pare voler affondare il colpo per Kolo Muani, però la tempistica, unita all’investimento per strapparlo al Genoa (operazione da 18 milioni), fa sicuramente effetto. Numeri del giovanotto? 57 presenze in Serie A e 5 gol, spicca anche il fresco esordio in Nazionale maggiore contro la Grecia. Margini di miglioramento? Enormi, soprattutto agli ordini di Spalletti. La trafila dice tutto: a giugno 2024 vinceva lo scudetto Under 18 (neanche Primavera...), un anno dopo segnava due gol in Serie A contro il Bologna. Se avete fatto di meglio di Lorenzo Venturino battete pure un colpo. La storia in breve: genovese e genoano, ex pupillo di Vieira (“Mi piace veramente come giocatore”), lo scorso gennaio s’è lasciato alle spalle il Grifone per volare a Roma da Gasp. In sei mesi ha messo insieme nove presenze, una sola da titolare - ironia della sorte - proprio contro il Genoa. Obiettivo? Raddoppiarle come minimo. Dalla sua la duttilità: può giocare alto a sinistra e alto a destra, così come a tutta fascia e, volendo, persino sulla trequarti. Tra le ‘medaglie’ più prestigiose di Niccolò Fortini ce n’è una che non si batte: esordendo in Serie A contro il Como, l’esterno della Fiorentina è diventato il giocatore numero 1000 a scendere in campo con la Viola. Un po’ come i concorsi dei supermercati in cui premiano il cliente numero mille, diecimila, centomila: una botta di fortuna mica da ridere. Scherzi a parte, l’esterno scuola Fiorentina ad oggi è oggetto pregiato del mercato e non è difficile immaginare perché. Dopo la trafila con la Viola, s’è fatto le ossa alla Juve Stabia prima del ritorno a casa che gli è valso un’annata da 16 presenze in A. Ruolo? Esterno o terzino destro di piede ma mancino di fascia. C’è stato un tempo in cui Tommaso Martinelli provava a fare gol, ma per fortuna ci ha pensato Enio Quintavalle: “Perché non provi a fare il portiere?”, gli chiede l’ex allenatore scomparso dieci anni fa che Tommy non ha mai dimenticato. Il resto è storia: prende e se ne va alla Fiorentina quando frequentava ancora le Elementari, fa tutta la trafila fino all’esordio in A contro l’Atalanta, quindi prestito alla Sampdoria e ora Avellino. “Ci vediamo presto allo stadio, non vedo l’ora”, ha detto il giovane portiere appena arrivato in Campania. Il piano: farsi un altro anno di B come si deve, poi tornare e presentare la candidatura per il dopo De Gea. Di Fabio Rispoli ne ha già parlato Cesc Fabregas: “Lo abbiamo mandato in prestito per crescere, mi aspetto che possa tornare da noi e far parte della prima squadra”, diceva la scorsa estate il tecnico spagnolo. Aggiornamento: ha chiuso con 35 partite al Catanzaro, una promozione in A sfiorata e pure un gol al Modena. Abbastanza per convincere Cesc? Chissà. Intanto qualche info sul giocatore, che sarebbe il classico centrocampista tuttofare: testa alta, scelte mai banali, ottima tecnica, tempi di gioco da adulto, inserimenti senza palla e anche qualche ‘rottura’ che male non fa. La storia in breve: Aldini, Renate, Como, quindi due prestiti in C (Virtus Verona) e B (Catanzaro). Quale possa essere il prossimo step vien da sé. Giacomo De Pieri, cioè “due volte Del Piero”: parola dell’osservatore a cui deve il passaggio dalla Liventina all’Inter. Subito la chicca: in nerazzurro ha esordito direttamente in Champions League contro il Monaco, lanciato da Inzaghi un anno e mezzo fa nei minuti finali. “Un sogno che si avvera”, ha commentato giustamente lui, trequartista mancino tanto frizzante quanto devoto ai dribbling. Poi il (mezzo) passo indietro: sei mesi difficili alla Juve Stabia, altrettanti a Bari con in mezzo la retrocessione in C. Per la prossima avventura la bussola punta verso Ascoli, dove è passato anche un certo Federico Dimarco prima di esplodere all’ombra della Madonnina. Adam Bakoune è questa roba qui: “Classe 2006, bergamasco, ex Milan e oggi al Monza. Arriva da un brutto infortunio, ma dategli tempo e verrà fuori alla grande”. Poi la bomba: “Può essere il nuovo Bellanova”. Sentito Mauro Bianchessi, cioè lo scopritore di Gigio Donnarumma nonché cacciatore di talenti da oltre vent’anni? Tra le righe la storia di un terzino destro veloce, rapido nel breve e ‘futuribile’, come dicono gli addetti ai lavori. Un po’ di geografia familiare: lui è nato in Polonia, ha origini marocchine ma anche il passaporto italiano. A cv un ritiro con la prima squadra del Milan grazie a Pioli, il prossimo anno si giocherà le sue carte in Serie A e potremmo vederne delle belle. In un titolo la storia: “Dall’incubo meningite ai gol a raffica con l’Inter fino all’Under 21”. Signore e signori, Matteo Lavelli, cioè il ‘Pocho’ perché ormai lo chiamano tutti così. Il 2026 è stato fin qui un anno di esordi: a gennaio con la prima squadra dell’Inter, a giugno con la Nazionale Under 21. E com’è il detto? Chi ben comincia è a metà dell’opera, no? Due info sul giocatore: centravanti di buona stazza, piedi niente male, senso del gol importante e una testa come si deve. Abbastanza per prendersi l’Inter U23, ma guai a porsi limiti. Mattia Mannini è nato l’8 luglio 2006, quindi in piena febbre Mondiale: il giorno dopo l’Olympiastadion sarebbe stato dominato da un cielo azzurro Italia. Come poteva non venire su calciatore? Nato a Sarzana, di mestiere fa il terzino destro e il suo ‘c’era una volta’ è a Roma, dove ha fatto tutte le giovanili fino a esordire in Europa League contro lo Sheriff. Numeri: lo scorso anno 17 presenze in B con la Juve Stabia, anche se la misura della stagione lo dà l’esordio da titolare - e con la fascia al braccio - con l’Under 21. Il futuro sembra lontano da Roma, in ogni caso i margini di miglioramento sono tutti dalla sua parte. Il grande dilemma di Emanuele Rao: sorridere per un’annata che l’ha visto definitivamente fatto esplodere, oppure rammaricarsi per la retrocessione con il Bari? Forse un po’ un po’, certo è che il prossimo anno il talentino di Rovereto non giocherà in Serie C. Esterno di proprietà del Napoli, cresciuto tra Chievo e Spal (a Ferrara anche uno scudetto giovanile in U18), pare vicino al Palermo e in ogni caso questo dice tanto, ovvero che l’annata in Puglia – valorizzato, su tutti, da mister Moreno Longo - può essere stata quella decisiva. I numeri dicono 34 partite e sei gol: forse non tantissimi, però rimane comunque la stagione migliore anche per le statistiche. Questo articolo è tratto da Il ragazzo si farà, newsletter G+ sui segreti del calcio giovanile, pubblicata ogni giovedì. Per iscriversi e per informazioni sulle altre newsletter della Gazzetta, clicca qui
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